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Low Dose Naltrexone (LDN): come agisce su dolore, neuroinfiammazione e sistema immunitario

Set 15, 2026 | Blog, LDN

Il naltrexone non è un farmaco nuovo. Viene utilizzato da molti anni, a dosaggi decisamente più elevati, soprattutto nel trattamento della dipendenza da oppioidi e da alcol.

Quando però viene impiegato a dosi molto inferiori – generalmente nell’ordine di pochi milligrammi – il suo comportamento farmacologico assume caratteristiche differenti. È da qui che nasce il concetto di Low Dose Naltrexone, o LDN.

Negli ultimi anni l’interesse nei confronti dell’LDN è cresciuto soprattutto nell’ambito del dolore cronico, della neuroinfiammazione e di alcune condizioni caratterizzate da alterazioni della risposta immunitaria.

È però importante fare una distinzione: l’LDN è un trattamento off-label per queste indicazioni. Questo significa che il naltrexone è un farmaco autorizzato, ma il suo utilizzo a basso dosaggio per queste condizioni non rientra nelle indicazioni registrate del farmaco.

Non significa che sia una terapia priva di razionale scientifico, ma significa che deve essere prescritta conoscendone possibilità e limiti e valutando individualmente il paziente.

Perché una dose così piccola può avere effetti differenti?

Il naltrexone è un antagonista dei recettori oppioidi.

Alle dosi convenzionali determina un blocco prolungato di questi recettori. A dosaggi molto inferiori, invece, la sua interazione è più breve e transitoria.

Uno dei meccanismi con cui agisce è proprio questo blocco temporaneo dei recettori oppioidi, seguito da una modificazione della segnalazione del sistema oppioide endogeno, quello cioè che comprende molecole come endorfine ed encefaline.

Le endorfine non intervengono soltanto nella percezione del dolore e nella sensazione di benessere: il sistema oppioide endogeno interagisce anche con numerosi processi neuroendocrini e immunologici.

È quindi possibile che una parte degli effetti osservati con LDN dipenda proprio dalla modulazione di questo sistema.

L’altro bersaglio: microglia e neuroinfiammazione

Probabilmente l’aspetto più interessante dell’LDN riguarda però un altro sistema.

Nel sistema nervoso centrale esistono cellule chiamate microglia, che rappresentano una componente fondamentale della risposta immunitaria cerebrale.

In condizioni fisiologiche svolgono funzioni indispensabili di sorveglianza e protezione. Una loro attivazione persistente può però favorire il rilascio di mediatori pro-infiammatori e contribuire alla cosiddetta neuroinfiammazione.

Questo fenomeno è oggi oggetto di grande interesse nello studio del dolore cronico e della sensibilizzazione centrale.

Il naltrexone sembra poter interferire, almeno sperimentalmente, anche con alcune vie di segnalazione immunitaria, comprese quelle associate ai Toll-Like Receptors e in particolare al TLR4.

La riduzione dell’attivazione microgliale e della produzione di mediatori pro-infiammatori rappresenta quindi uno dei meccanismi attraverso i quali l’LDN  esercita un’attività modulatrice sul dolore e sulla neuroinfiammazione.

È un meccanismo particolarmente interessante perché suggerisce qualcosa di diverso dal semplice effetto analgesico.

L’obiettivo potenziale non sarebbe soltanto “spegnere” il dolore, ma intervenire sui sistemi che contribuiscono alla sua amplificazione e persistenza.

Dolore cronico: quando il problema non è soltanto dove fa male

Quando un dolore persiste a lungo, il meccanismo che lo sostiene può diventare molto più complesso rispetto alla lesione che lo ha originato.

Il sistema nervoso può modificare il modo in cui elabora gli stimoli dolorosi. È il fenomeno che chiamiamo sensibilizzazione centrale.

Stimoli normalmente poco dolorosi possono allora essere percepiti come intensi e il sistema nervoso può rimanere in uno stato di maggiore reattività anche quando il danno periferico iniziale non giustifica più completamente la sintomatologia.

È uno dei motivi per cui condizioni come la fibromialgia non possono essere comprese considerando esclusivamente muscoli e articolazioni.

Ed è proprio nell’ambito del dolore cronico e nociplastico che LDN ha attirato particolare attenzione.

Diversi studi clinici hanno riportato risultati interessanti nella fibromialgia e in altre sindromi dolorose. Una metanalisi di trial randomizzati pubblicata nel 2025, per esempio, ha rilevato una riduzione significativa del dolore nei pazienti trattati con LDN rispetto al placebo. Altri studi più recenti hanno ottenuto risultati meno marcati, confermando che la risposta al trattamento non è uguale in tutti i pazienti.

Questo è un aspetto importante: l’efficacia di una terapia non deve necessariamente essere identica in tutti i pazienti perché essa possa rappresentare uno strumento clinicamente utile.

La vera sfida è comprendere quali caratteristiche del paziente possano rendere più probabile una buona risposta al trattamento.

È proprio qui che entra in gioco il concetto di medicina personalizzata.

LDN e sistema immunitario

L’interesse nei confronti dell’LDN non riguarda soltanto il dolore.

Il sistema oppioide endogeno e le vie Toll-like partecipano entrambi alla regolazione della risposta immunitaria. Per questo LDN è stato studiato anche in diverse condizioni infiammatorie e immunomediate.

Tra le patologie maggiormente investigate troviamo, con livelli di evidenza differenti:

  • malattie infiammatorie intestinali, in particolare malattia di Crohn;
  • sclerosi multipla;
  • alcune condizioni autoimmuni;
  • alcune patologie dermatologiche;
  • sindromi caratterizzate da dolore cronico o sensibilizzazione centrale.

Il primo studio clinico nell’uomo sull’LDN pubblicato riguardava proprio la malattia di Crohn.

Nel tempo sono stati pubblicati studi clinici in diversi ambiti, con risultati che hanno contribuito ad alimentare l’interesse scientifico verso l’LDN. Nella malattia di Crohn, per esempio, piccoli studi clinici hanno riportato miglioramenti dell’attività di malattia e della qualità di vita; in uno studio su adulti con malattia attiva, l’89% dei pazienti ha ottenuto una risposta clinica e il 67% ha raggiunto la remissione.

La ricerca è tuttora in evoluzione e sono necessari studi più ampi per definire con maggiore precisione quali pazienti possano beneficiare maggiormente del trattamento, quali siano i dosaggi ottimali e quali condizioni rappresentino le indicazioni più promettenti.

Questo non riduce necessariamente il valore clinico dell’LDN: significa piuttosto che ci troviamo di fronte a una terapia il cui potenziale è ancora oggetto di approfondimento scientifico.

Per questo preferisco parlare di azione immunomodulante, piuttosto che presentare LDN come un generico “farmaco per le malattie autoimmuni”.

Non è un immunosoppressore

Questa distinzione è particolarmente importante.

L’LDN non viene utilizzato con l’obiettivo di sopprimere indiscriminatamente il sistema immunitario.

Il razionale che ne sostiene l’impiego è piuttosto quello di modulare alcuni sistemi di regolazione immunitaria e neuroimmunitaria.

Sono due concetti molto diversi.

Ed è uno dei motivi per cui trovo interessante questo farmaco all’interno di un approccio di medicina integrata: non considero la risposta infiammatoria, il sistema nervoso, gli ormoni e il sistema immunitario come compartimenti completamente separati.

Tra questi sistemi esiste una comunicazione continua.

LDN non significa però “adatto a tutti”

Il fatto che venga utilizzato a dosaggi bassi non significa che possa essere assunto autonomamente o che sia privo di controindicazioni e interazioni.

Una delle più importanti riguarda gli oppioidi.

Poiché il naltrexone antagonizza i recettori oppioidi, la presenza di una terapia con farmaci oppioidi deve essere attentamente valutata prima di iniziare LDN. Il problema diventa particolarmente importante anche quando il paziente deve essere sottoposto a un intervento chirurgico o a una procedura nella quale potrebbe essere necessaria un’analgesia oppioide.

Per questo il medico deve conoscere tutti i farmaci che il paziente sta assumendo, compresi quelli utilizzati occasionalmente.

Anche la posologia non dovrebbe essere standardizzata automaticamente.

Nella letteratura viene frequentemente utilizzata una dose di circa 4,5 mg al giorno, ma nella pratica clinica vengono impiegate dosi differenti e spesso si procede attraverso una titolazione progressiva.

La dose più appropriata non è necessariamente quella più alta.

Quali effetti indesiderati può dare?

Nel complesso l’LDN sembra essere generalmente ben tollerato.

Tra gli effetti indesiderati riportati più frequentemente troviamo:

insonnia o alterazioni del sonno, sogni particolarmente vividi, nausea, cefalea o vertigini.

In molti casi si tratta di disturbi lievi e transitori, ma la risposta individuale può variare.

Proprio per questo il trattamento viene adattato progressivamente sulla base della risposta clinica.

Un aspetto spesso sottovalutato: la preparazione del farmaco

Esiste infine un problema pratico particolarmente importante.

L’LDN utilizza dosaggi molto inferiori rispetto alle formulazioni convenzionali di naltrexone e pertanto richiede una preparazione galenica magistrale, realizzata da una farmacia sulla base della prescrizione medica.

Non è un dettaglio secondario.

Quando parliamo di quantità di principio attivo nell’ordine di pochi milligrammi, è importante conoscere con precisione ciò che viene assunto.

Acquistare preparazioni non controllate attraverso siti internet espone invece al rischio di ricevere prodotti di composizione, dosaggio e provenienza non verificabili.

Anche la LDN Research Trust richiama esplicitamente l’attenzione sul problema dei farmaci falsificati acquistati online.

Il basso dosaggio non trasforma un farmaco soggetto a prescrizione in un integratore.

Cosa aspettarsi dall’LDN?

Questo è forse il punto più importante.

L’LDN non deve essere considerato una terapia universale per dolore cronico, fibromialgia o patologie immunomediate, ma uno strumento terapeutico che può risultare particolarmente interessante in pazienti selezionati.

Il suo utilizzo è sostenuto da un razionale biologico articolato, da studi clinici pubblicati e da un interesse scientifico crescente. In alcuni ambiti, come la fibromialgia, sono disponibili anche trial randomizzati e metanalisi che hanno mostrato risultati favorevoli sul dolore.

La ricerca oggi è orientata soprattutto a capire meglio chi risponde, perché risponde e quale schema terapeutico sia più appropriato nel singolo paziente.

Ed è proprio per questo che l’LDN trova la sua collocazione naturale all’interno di una valutazione più ampia.

Nella mia pratica non considero mai una terapia isolatamente. In un paziente con dolore cronico, fibromialgia o una patologia immunomediata cerco innanzitutto di comprendere quali meccanismi stiano contribuendo al quadro complessivo.

L’LDN può rappresentare uno degli strumenti disponibili e, nel paziente giusto, può costituire un’opzione terapeutica interessante.

La scelta, il dosaggio e la titolazione devono però essere personalizzati e inseriti in un percorso clinico complessivo, con un monitoraggio della risposta nel tempo.

 

Bibliografia essenziale

  • Younger J, Parkitny L, McLain D. The use of low-dose naltrexone (LDN) as a novel anti-inflammatory treatment for chronic pain. Clinical Rheumatology. 2014.
  • Toljan K, Vrooman B. Low-Dose Naltrexone (LDN)—Review of Therapeutic Utilization. Medical Sciences. 2018.
  • Low-dose naltrexone’s utility for non-cancer centralized pain conditions: a scoping review. Pain Medicine. 2023.
  • Hariyanto TI et al. Efficacy and safety of low-dose naltrexone for the management of fibromyalgia: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials with trial sequential analysis. Korean Journal of Pain. 2024.
  • Nazir MH et al. Efficacy and safety of low-dose naltrexone (LDN) in fibromyalgia: a systematic review and meta-analysis. 2025.
  • Gouda AHK, Aitcheson NEC, Steadman KJ. Low-Dose Naltrexone: What is the Evidence? A Narrative Review. Advances in Therapy. 2026.
  • LDN Research Trust. What is Low Dose Naltrexone?
  • LDN Research Trust. How Low Dose Naltrexone Works.
  • LDN Research Trust. Warning – Fake Medications.

 

Dott.ssa Francesca Michelucci

Dott.ssa Francesca Michelucci

Chi Sono

Dott.ssa Francesca Michelucci
Medico Esperto in Fitoterapia, Medicina Integrata,
Protocollo Coimbra e Terapia con Ormoni Bioidentici.
Specializzata in Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore.

Protocollo Coimbra

Malattie Autoimmuni e Protocollo Coimbra

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