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Insulino-resistenza: può esserci anche con una glicemia normale?

Ott 9, 2026 | Alimentazione, Healty Aging, Medicina Integrata

Perché glicemia ed emoglobina glicata non raccontano sempre tutta la storia del nostro metabolismo.

«La mia glicemia è normale, quindi non posso avere insulino-resistenza».

È un’affermazione che sento spesso durante le visite. Ed è comprensibile: siamo abituati a considerare la glicemia come il principale indicatore della salute metabolica.
In realtà, una glicemia normale non esclude necessariamente la presenza di insulino-resistenza.

Per comprendere il motivo dobbiamo distinguere due aspetti: la quantità di glucosio presente nel sangue e la quantità di insulina che il nostro organismo deve produrre per mantenerla entro valori normali.

Glicemia e insulina: due informazioni diverse

La glicemia misura la concentrazione di glucosio nel sangue.

L’insulina, invece, è un ormone prodotto dal pancreas che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del metabolismo: favorisce l’utilizzo del glucosio da parte di diversi tessuti e contribuisce a regolare la produzione di glucosio da parte del fegato.

Quando i tessuti diventano meno sensibili all’azione dell’insulina, l’organismo può compensare producendo quantità maggiori di questo ormone.

In questo modo, almeno inizialmente, la glicemia può rimanere perfettamente normale.

È il meccanismo dell’iperinsulinemia compensatoria.

In altre parole, due persone possono avere la stessa glicemia a digiuno, ma il loro organismo potrebbe aver bisogno di quantità differenti di insulina per mantenerla a quel livello.

Ed è proprio questa differenza che può fornire informazioni importanti sul funzionamento del metabolismo.

E l’emoglobina glicata?

L’emoglobina glicata, o HbA1c, è un parametro molto utile perché fornisce una stima dell’esposizione media al glucosio nei due-tre mesi precedenti.

Anche in questo caso, però, stiamo osservando prevalentemente la glicemia, non la quantità di insulina necessaria per mantenerla sotto controllo.

Una persona può quindi presentare valori normali di glicemia ed emoglobina glicata pur avendo già sviluppato una ridotta sensibilità dei tessuti all’insulina.

Questo accade perché, almeno nelle fasi iniziali, il pancreas può compensare producendo maggiori quantità di insulina, mantenendo così la glicemia entro valori normali.

Glicemia ed emoglobina glicata normali sono certamente dati rassicuranti, ma non escludono necessariamente la presenza di insulino-resistenza.

Per questo motivo, in alcuni contesti clinici può essere utile approfondire la valutazione metabolica, senza limitarsi alla lettura di questi due parametri.

Perché può essere utile misurare anche l’insulina?

In alcuni contesti clinici, associare alla glicemia il dosaggio dell’insulina a digiuno può aiutare a comprendere meglio come l’organismo sta regolando il metabolismo del glucosio.

Una glicemia normale, infatti, può essere mantenuta grazie a una maggiore produzione di insulina da parte del pancreas, soprattutto nelle fasi iniziali dell’insulino-resistenza.

Dalla glicemia e dall’insulina a digiuno possiamo calcolare l’HOMA-IR (Homeostasis Model Assessment of Insulin Resistance), un indice ampiamente utilizzato per stimare la resistenza all’azione dell’insulina.

L’HOMA-IR rappresenta uno strumento utile nella valutazione metabolica perché permette di integrare due parametri che, considerati separatamente, potrebbero non fornire un quadro altrettanto completo.

La sua interpretazione tiene conto delle caratteristiche individuali, del contesto clinico e dei metodi di laboratorio utilizzati. Non esiste infatti un unico valore soglia valido per tutte le persone.

Può inoltre contribuire, insieme agli altri parametri, a valutare l’andamento metabolico nel tempo.

Un altro indicatore interessante: l’indice TyG

Un ulteriore parametro che può fornire informazioni utili è l’indice TyG (Triglyceride-Glucose Index), calcolato a partire dai valori di trigliceridi e glicemia a digiuno.

Questo indice nasce dall’osservazione che le alterazioni del metabolismo glucidico e di quello lipidico sono frequentemente associate all’insulino-resistenza.

Diversi studi hanno evidenziato un’associazione tra indice TyG, ridotta sensibilità insulinica e rischio cardiometabolico.

Il suo vantaggio è che utilizza due esami comunemente disponibili, senza richiedere necessariamente il dosaggio dell’insulina.

HOMA-IR e TyG forniscono informazioni differenti e possono contribuire alla valutazione del metabolismo, pur non rappresentando, singolarmente, una diagnosi definitiva.

L’obiettivo non è individuare un singolo valore alterato, ma comprendere come l’organismo sta regolando il proprio metabolismo.

Quali segnali possono suggerire un’alterazione metabolica?

L’insulino-resistenza non provoca necessariamente sintomi riconoscibili, soprattutto nelle fasi iniziali.

Esistono tuttavia alcune condizioni che possono suggerire l’opportunità di approfondire il quadro metabolico:
• Aumento della circonferenza addominale e accumulo di grasso viscerale
• Difficoltà nella gestione del peso corporeo
• Trigliceridi elevati o colesterolo HDL ridotto
• Pressione arteriosa elevata
• Familiarità per diabete di tipo 2
• Presenza di steatosi epatica associata a disfunzione metabolica
• Sindrome dell’ovaio policistico, in cui l’insulino-resistenza è frequente

Nessuno di questi elementi, considerato isolatamente, permette di diagnosticare l’insulino-resistenza.

La loro presenza può però orientare il medico verso una valutazione più approfondita.

È importante anche ricordare che l’insulino-resistenza può essere presente in persone normopeso: il peso corporeo, da solo, non è sufficiente per descrivere la salute metabolica.

Perché è importante riconoscere precocemente l’insulino-resistenza?

L’insulino-resistenza può precedere di anni la comparsa di alterazioni evidenti della glicemia.

Quando il pancreas riesce a compensare la ridotta sensibilità dei tessuti, i valori glicemici possono rimanere normali. Se nel tempo questa capacità di compensazione diventa insufficiente, possono comparire alterazioni della regolazione del glucosio.

L’insulino-resistenza è inoltre frequentemente associata ad altre condizioni metaboliche, come l’accumulo di grasso viscerale, le alterazioni dei lipidi nel sangue e la steatosi epatica.

Questo non significa che tutte le persone con insulino-resistenza svilupperanno diabete o malattie cardiovascolari.

Significa piuttosto che riconoscere precocemente uno squilibrio metabolico può offrire l’opportunità di intervenire prima che compaiano alterazioni più importanti.

Non basta guardare un numero: serve una valutazione personalizzata

Il metabolismo non dipende esclusivamente dalla glicemia o dall’insulina.

È influenzato da numerosi fattori, tra cui alimentazione, attività fisica, massa muscolare, distribuzione del tessuto adiposo, qualità del sonno, stress, farmaci e regolazione ormonale.

Anche eventuali alterazioni della funzione tiroidea o altri disturbi endocrini possono contribuire al quadro metabolico, quando presenti.

Per questo motivo, nella mia pratica clinica considero importante interpretare gli esami all’interno della storia complessiva della persona.

Non si tratta di prescrivere indiscriminatamente un numero sempre maggiore di analisi, ma di individuare gli approfondimenti più appropriati in base alla situazione individuale.

L’obiettivo è comprendere quali meccanismi possano contribuire allo squilibrio metabolico, anziché attendere necessariamente che un parametro superi i limiti di riferimento.

Cosa possiamo fare per migliorare la sensibilità all’insulina?

La buona notizia è che la sensibilità insulinica può migliorare attraverso interventi mirati.

L’attività fisica regolare, in particolare il lavoro muscolare, svolge un ruolo importante perché il muscolo rappresenta uno dei principali tessuti coinvolti nell’utilizzo del glucosio.

Anche un’alimentazione adeguata, la qualità del sonno e la gestione degli altri fattori di rischio metabolico possono contribuire positivamente.

Nelle persone con eccesso di tessuto adiposo, soprattutto viscerale, una sua riduzione può migliorare sensibilmente la risposta all’insulina.

Non esiste però un unico intervento valido per tutti: la strategia più appropriata dipende dalle caratteristiche cliniche, dalle abitudini e dalle necessità individuali.

In conclusione

Una glicemia normale è certamente una buona informazione.

Ma, da sola, non sempre racconta tutta la storia metabolica.

In alcune persone, l’organismo riesce a mantenere la glicemia entro valori normali grazie a una maggiore produzione di insulina.

Per questo motivo, quando il quadro clinico lo suggerisce, può essere utile affiancare alla glicemia altri indicatori, come l’insulina a digiuno, l’HOMA-IR e l’indice TyG, interpretandoli sempre nel loro contesto.

La prevenzione metabolica non consiste soltanto nel riconoscere una malattia già presente, ma anche nell’individuare precocemente i meccanismi che possono favorirne lo sviluppo.

Vuoi approfondire il tuo quadro metabolico?

Se hai esami apparentemente nella norma, ma desideri comprendere meglio il tuo metabolismo, una valutazione medica personalizzata può aiutarti a individuare gli approfondimenti realmente utili e le strategie più appropriate.
Puoi prenotare una visita attraverso l’agenda disponibile sul mio sito.

 

Bibliografia essenziale

1. American Diabetes Association Professional Practice Committee. Standards of Care in Diabetes—. Diabetes Care. 2026.
2. Muniyappa R, Lee S, Chen H, Quon MJ. Current approaches for assessing insulin sensitivity and resistance in vivo: advantages, limitations, and appropriate usage. Am J Physiol Endocrinol Metab. 2007.
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5. Reaven GM. The insulin resistance syndrome: definition and dietary approaches to treatment. Annu Rev Nutr. 2005.

Dott.ssa Francesca Michelucci

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Chi Sono

Dott.ssa Francesca Michelucci
Medico Esperto in Fitoterapia, Medicina Integrata,
Protocollo Coimbra e Terapia con Ormoni Bioidentici.
Specializzata in Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore.

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