“Dottoressa, sono sempre stanca. Ho fatto gli esami, ma mi hanno detto che è tutto normale.”
È una frase che sento molto spesso.
La stanchezza persistente è uno dei sintomi più comuni e, allo stesso tempo, uno dei più difficili da interpretare. Può manifestarsi come mancanza di energia, difficoltà ad alzarsi al mattino, ridotta concentrazione, necessità di riposare durante il giorno o sensazione di non recuperare neppure dopo una notte di sonno.
Eppure gli esami di routine possono risultare perfettamente nei limiti.
Questo non significa che “sia tutto nella testa”. Ma nemmeno che dietro la stanchezza debba necessariamente esserci una malattia nascosta.
Significa, più semplicemente, che un sintomo complesso come la stanchezza raramente può essere interpretato guardando un singolo valore di laboratorio.
Non basta chiedersi: “Gli esami sono normali?”
La domanda più utile è: quali esami sono stati fatti, in quale contesto e che cosa stiamo cercando?
Un emocromo normale, per esempio, esclude molte condizioni ma non ci dice necessariamente tutto sul metabolismo del ferro.
È possibile avere emoglobina ancora normale ma riserve di ferro ridotte. La cosiddetta carenza marziale senza anemia può associarsi, in alcune persone, a stanchezza e riduzione delle prestazioni fisiche o cognitive. Per questo, soprattutto nelle donne con mestruazioni abbondanti, non sempre è sufficiente conoscere il valore dell’emoglobina: può essere utile valutare anche lo stato delle riserve di ferro.
Lo stesso principio vale per altri sistemi dell’organismo.
La tiroide è importante, ma non lavora da sola
Gli ormoni tiroidei hanno un ruolo centrale nella regolazione del metabolismo energetico.
Quando la funzione tiroidea è ridotta possono comparire stanchezza, freddolosità, difficoltà di concentrazione, aumento di peso, stipsi e dolori muscolari.
Ma anche quando gli esami tiroidei risultano nei limiti, la presenza di stanchezza richiede comunque una valutazione più ampia.
La produzione di energia dipende infatti da un insieme di processi che coinvolgono disponibilità di nutrienti, metabolismo cellulare, sonno, attività fisica, equilibrio ormonale e stato generale dell’organismo.
Concentrarsi esclusivamente sulla tiroide rischia quindi di far perdere di vista il quadro complessivo.
Ferro, vitamina B12, folati e altri micronutrienti
Per produrre energia il nostro organismo ha bisogno di substrati e cofattori adeguati.
Ferro, vitamina B12 e folati sono essenziali per l’eritropoiesi e per numerosi processi cellulari. Anche altri micronutrienti partecipano al metabolismo energetico e alla funzione neuromuscolare.
Questo non significa, però, che davanti alla stanchezza sia corretto assumere indiscriminatamente integratori.
Prima di integrare è necessario capire se esista realmente una carenza, perché si sia verificata e se sia necessario cercarne la causa.
Una ferritina bassa, per esempio, non dovrebbe portare soltanto alla domanda “quanto ferro devo assumere?”, ma anche a chiedersi perché le riserve siano diminuite: perdite mestruali? alimentazione? malassorbimento? altre perdite croniche?
Correggere un valore senza comprenderne l’origine significa rischiare di intervenire soltanto sull’ultimo anello della catena.
Anche gli ormoni sessuali possono cambiare l’energia
Nelle donne dopo i 40 anni c’è un altro elemento da prendere in considerazione: la transizione verso la menopausa.
Gli ormoni non diminuiscono tutti contemporaneamente e in maniera lineare.
Durante la perimenopausa possono comparire oscillazioni ormonali importanti mentre il ciclo è ancora presente. Il sonno può diventare più frammentato, possono comparire risvegli notturni, variazioni dell’umore e una diversa capacità di recuperare dopo gli sforzi.
E una persona che dorme sette o otto ore ma ha un sonno continuamente interrotto può svegliarsi comunque esausta.
Sonno, ormoni e metabolismo sono infatti strettamente collegati, soprattutto durante la transizione menopausale.
Dormire non significa necessariamente recuperare
Questo è un punto spesso sottovalutato.
Quando una persona riferisce stanchezza, chiedere semplicemente “quante ore dorme?” non è sufficiente.
Bisogna chiedersi anche:
il sonno è continuo o frammentato?
Ci sono risvegli frequenti?
Ci si sveglia riposati?
Si russa?
C’è sonnolenza durante il giorno?
Un disturbo del sonno può avere conseguenze importanti sull’energia, sull’appetito e sulla salute metabolica.
E poi c’è il metabolismo
Una condizione di insulino-resistenza, un’alimentazione non adeguata alle necessità individuali, una marcata sedentarietà o, all’opposto, un’attività fisica eccessiva rispetto alla capacità di recupero possono contribuire alla sensazione di affaticamento.
Anche in questo caso, il punto non è cercare un’unica spiegazione valida per tutti.
La stanchezza è spesso multifattoriale: più elementi, ciascuno apparentemente modesto, possono sommarsi fino a produrre un sintomo importante. La valutazione clinica della fatigue richiede proprio per questo un approccio strutturato e guidato dalla storia del paziente, anziché una ricerca indiscriminata di esami.
Quindi, se gli esami sono normali?
La risposta non dovrebbe essere automaticamente:
“Non hai niente.”
Ma neppure:
“Sicuramente c’è qualcosa che gli esami non riescono a vedere.”
La risposta corretta è fare un passo ulteriore nel ragionamento clinico.
Significa ricostruire quando è iniziata la stanchezza, come si manifesta, se varia durante la giornata, come sono il sonno e il ciclo mestruale, quali farmaci vengono assunti, com’è l’alimentazione, se sono presenti dolore, disturbi gastrointestinali, variazioni del peso o altri sintomi.
E solo successivamente decidere quali aspetti meritino realmente di essere approfonditi.
Perché gli esami di laboratorio sono strumenti fondamentali, ma acquistano significato quando vengono interpretati insieme alla storia clinica.
Il messaggio da ricordare
Se ti senti persistentemente stanca nonostante “gli esami siano normali”, non significa necessariamente che ci sia una malattia non diagnosticata.
Significa però che il sintomo merita di essere ascoltato e inquadrato nel suo insieme.
La medicina non dovrebbe limitarsi a cercare il valore fuori dall’intervallo di riferimento.
Dovrebbe cercare di capire perché quella persona, in quel momento della sua vita, non riesce più a produrre, utilizzare o recuperare energia come prima.
Bibliografia essenziale
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