Il ginseng è approdato sulle tavole del nostro Paese grazie al contatto sempre più proficuo con le culture alimentari estere, in questo caso dell’Estremo Oriente. Ed è anche da questi luoghi apparentemente lontani che si è appreso delle sue qualità e proprietà benefiche per il nostro organismo, spesso sfruttate in medicina naturale. Proprietà che oggi sono state studiate e dimostrate, ridefinendo il modo in cui trattiamo questo tipo di alimenti.
La radice è la parte della pianta più utilizzata e in essa sono presenti più di 30 saponine triterpenidi, sostanze che prendono il nome di ginsenosidi e appartengono al macro gruppo degli agliconi, cioè strutture organiche legate a zuccheri. Nel ginseng sono però presenti anche altre sostanze attive, incluso il panacene, steroli legati a glucosidi, derivati del poliacetilene, pectine, vitamine e minerali, che arricchiscono l’insieme di principi attivi che interagiscono con il nostro corpo.
Storia e utilizzo comune del ginseng
Il ginseng è forse la pianta medicinale più famosa del folklore della Cina, utilizzata già in tempi antichi per le sue proprietà ritenute “rivitalizzanti”. Nella storia del paese, la pianta è stata utilizzata per trattare diverse condizioni mediche e patologiche, fra cui:
- Anemia
- Asma
- Convulsioni
- Dissenteria
- Epilessia
- Anoressia
- Diabete
- Gastrite
- Mal di testa
Non tutte queste condizioni possono davvero essere eradicate dall’utilizzo di questa pianta, tuttavia gli attuali studi scientifici hanno dimostrato la veridicità e la sicurezza dell’utilizzo del ginseng per specifiche patologie.
Farmacologia del ginseng: come interagisce nel nostro organismo
Gli studi sul ginseng da parte della comunità scientifica occidentale sono cominciati già negli anni ’50 e continuano tutt’oggi con l’obiettivo di fornire un’analisi completa e un profilo di sicurezza tale da permettere di utilizzare la pianta e i suoi derivati per il benessere dell’essere umano. I principali effetti farmacologici riscontrati sull’uomo a seguito dell’assunzione di ginseng sono immunomodulazione, miglioramento della capacità cognitiva e della memoria, protezione dalle malattie cardiovascolari, inibizione dell’angiogenesi e protezione dai tumori, e non solo.
Le ricerche hanno dimostrato come i composti contenuti nel ginseng abbiano anche effetti antidepressivi e di contrasto all’insonnia. Nei fatti, le saponine promuovono il rilascio di neurotrasmettitori come serotonina, dopamina e norepinefrina, modulano i recettori dell’acido gamma ammino butirrico (GABA) determinando un incremento del controllo dei segnali ricevuti dal Sistema Nervoso Centrale e regolano l’asse ipotalamica. Inoltre, modulano la produzione di interleuchine e del fattore di necrosi tumorale (TFNα) che permettono una corretta preservazione delle cellule nervose del cervello.
Gli effetti dei principi attivi del ginseng sul Sistema Nervoso Centrale sono però ancora sotto studio. Gli studi su modelli animali e su colture cellulari hanno dimostrato che alla neuroprotezione bisogna aggiungere come effetto positivo anche un incremento netto delle performance della memoria. In questo senso, i ginsenosidi possono determinare benefici per chi presenta una condizione patologica con disordini neurodegenerativi, ad esempio migliorando la risposta colinergica in chi soffre di Sindrome di Alzheimer, riducendo il danno neuronale tipico della sindrome di Parkinson e proteggendo dalla tossicità neuronale tipica nei soggetti che soffrono di Huntington.
Il ginseng è stato studiato anche per le sue proprietà adattogene e antistress, dategli dalla cultura tradizionale cinese. Una sostanza si definisce adattogena quando risulta innocua per l’organismo, ha un’azione biologica generalizzata così da evitare reazioni allergiche e presenta la capacità di portare alla normalizzazione una condizione fisiologica alterata. In questo senso il ginseng presenta queste caratteristiche. In particolare, fu studiata la sua capacità di legare e normalizzare l’attività dell’ipotalamo e dell’ipofisi nella produzione di ormone adenocorticotropo (ACTH). Questa è anche la fonte della proprietà antistress della pianta: l’ACTH è infatti il neurotrasmettitore che permette di continuare a utilizzare in maniera lucida le funzioni mentali anche sotto stress.
Tossicologia del ginseng e interazioni con farmaci
Riuscire a studiare il ginseng ha sempre determinato diversi problemi alla comunità scientifica per colpa della difficoltà nello standardizzare un campione e studiarlo con un metodo comune. Questo ha portato anche problemi nella corretta identificazione dei suoi effetti collaterali e tossici, soprattutto in relazione ad altri farmaci assunti dall’organismo. Ad oggi, vengono riportati come effetti collaterali dell’abuso di ginseng:
- Ipertensione
- Euforia
- Insonnia
- Eruzioni cutanee
- Diarrea
Data però l’enorme differenza qualitativa dei prodotti alimentari a base di ginseng in commercio, è difficile stimare quanto un alimento che contiene la pianta possa portare effetti collaterali seri. Al contrario, sono ormai ben documentati i casi di interazione fra la pianta e farmaci che vengono assunti dallo stesso organismo.
Assumere ginseng porta infatti a un aumento dell’efficacia di insulina e farmaci per l’abbassamento dei livelli di glicemia. Viceversa, i prodotti a base di ginseng hanno dimostrato la capacità di ridurre, se non inibire, l’efficacia del warfarin, diffuso farmaco fluidificante del sangue prescritto ai soggetti a rischio trombosi o infarto. Si tratta comunque di interazioni dimostrate in ristretti numeri di pazienti, che devono essere verificate e confermate con future evoluzioni della ricerca in merito.



