Nello studio delle malattie autoimmuni la medicina tradizionale ha dimostrato di aver raggiunto una impasse: le cure e i farmaci disponibili non donano la totale sicurezza di guarigione, né è sicuro il sollievo dagli effetti della patologia. Per evolvere il modo in cui la medicina osserva e tratta le malattie autoimmuni, allora, è stato necessario creare nuovi approcci terapeutici, nuovi protocolli. Un esempio è il Protocollo Coimbra, un percorso terapeutico in cui il medico accompagna il paziente e che sfrutta gli interessanti effetti sul sistema immunitario della Vitamina D ad alte dosi.
Vitamina D e malattie autoimmuni
L’importanza della Vitamina D nella corretta regolazione degli equilibri del sistema immunitario è ormai cosa nota negli ambienti scientifici, ma solo negli ultimi anni la correlazione diretta fra Vitamina D e malattie autoimmuni ha preso piede anche a livello clinico. Questo ormone – perché di questo si tratta, non di vitamina – è infatti in grado di raggiungere il nucleo delle cellule e sviluppare attività regolatoria sui geni di diverse proteine. Un esempio sono le interleuchine, proteine in grado di stimolare la corretta espressione delle varie famiglie di Linfociti, che compongono il sistema immunitario. In questo modo, si riduce drasticamente il rischio che i tessuti dell’organismo vengano visti come estranei, e quindi attaccati.
Inoltre, l’utilizzo di Vitamina D nella terapia delle malattie autoimmuni permette di controbilanciare l’ipovitaminosi tipica dei pazienti che ne soffrono. Nella maggior parte delle malattie autoimmuni, infatti, è stata verificata una concentrazione ematica particolarmente bassa di calcidiolo, cioè la forma di Vitamina D che si può scoprire tramite le analisi del sangue. Controbilanciando questa mancanza con l’integrazione di alte dosi di vitamina, è stato dimostrato si possano combattere molti dei sintomi della malattia. Proprio su questo principio si basano i nuovi protocolli a base di alte concentrazioni di Vitamina D, come il Protocollo Coimbra.
È possibile per tutti seguire il Protocollo Coimbra?
Il Protocollo Coimbra è una strada terapeutica potenzialmente percorribile da chiunque abbia una malattia autoimmune: il percorso va intrapreso assieme a un medico formato dal Dott. C. G. Coimbra che valuterà la situazione clinica globale della persona e quindi i potenziali rischi e i benefici attesi in base allo stadio della malattia e ai problemi di salute eventualmente associati. La terapia con Vitamina D infatti, sebbene sempre utile per sostenere il sistema immunitario, ha un maggiore impatto sugli effetti della malattia più recenti nella storia del paziente, a dimostrazione del fatto che prima si comincia col Protocollo, maggiori sono le possibilità di regressione dei sintomi. Non bisogna inoltre trattenersi dal cominciare la terapia a base di alte dosi di vitamina se si sta già seguendo un percorso clinico tradizionale. Non ci sono infatti pericolose interazioni fra le alte concentrazioni di Vitamina D assunta e le terapie convenzionali per il trattamento delle malattie autoimmuni: non è infrequente che, prima o dopo, i pazienti preferiscano fermare il trattamento tradizionale per ricevere maggiori benefici dal protocollo a base vitaminica, anche se non è strettamente necessario.
Ci sono effetti collaterali?
Oltre al suo effetto sul sistema immunitario, la Vitamina D promuove l’assorbimento di Calcio nell’intestino e il riassorbimento a livello renale. Aumentandone l’assorbimento il rischio maggiore è quello di incorrere in ipercalcemia: la potenziale tossicità della vitamina D è dovuta proprio a questo. Il rischio però può e anzi deve essere evitato: lo si può fare in tutta tranquillità seguendo una dieta controllata, priva di latticini e alimenti ricchi di Calcio: in questo modo la terapia diventa una terapia sicura senza nessun altro effetto collaterale e rischio di tossicità. Un punto da tenere in considerazione è che assumendo alte dosi di vitamina D si viene a perdere il beneficio che questa usualmente apporta alla formazione dell’osso: per controbilanciare questa situazione e rinforzare l’apparato scheletrico è quindi importante, non appena le condizioni fisiche del paziente lo permettano, inserire nella routine giornaliera 30 minuti di esercizi aerobici, come una passeggiata all’aria aperta.
Quali sono i test di laboratorio necessari?
Durante il percorso terapeutico nel Protocollo Coimbra, i medici hanno bisogno di precise informazioni sull’evolversi della malattia e sugli effetti del trattamento. In particolare, è necessario un controllo regolare dei livelli nel sangue di Paratormone (PTH) e del calcio sia nel sangue che nelle urine. Spesso vengono richiesti anche altri esami come dosaggio di Vitamina B12, ferritina, cromo, albumina e fosfati per un’analisi più approfondita.
Con il Protocollo Coimbra è possibile guarire le malattie autoimmuni?
Ad oggi non esistono terapie risolutive per le malattie autoimmuni. Il Protocollo Coimbra è un percorso terapeutico che, se seguito con attenzione, permette di portare in remissione la malattia e migliorare sensibilmente la qualità della vita del paziente. Ha inoltre un importante beneficio che le terapie convenzionali non hanno: gli effetti indesiderati sono preventivabili, e proprio per questo possono essere contenuti da specifici accorgimenti nello stile di vita di chi ne soffre.
La malattia verosimilmente non potrà mai andarsene, ma l’utilizzo di Vitamina D può contenerla e donare a chi ne soffre giorni, settimane, mesi se non anni migliori.



