Disponibile per visite online e in studio

Studio: Centro Analisi Pratale, via di Pratale 16, Pisa

La resistenza alla vitamina D nelle malattie autoimmuni

Giu 3, 2021 | Blog, Malattie autoimmuni, Protocollo Coimbra

Quella che viene comunemente chiamata Vitamina D (colecalciferolo) è in realtà un ormone e non una vitamina, data la sua capacità in forma di calcitriolo di modulare l’espressione genica di diverse proteine e bloccare o accelerare determinati processi biochimici. Vista l’importanza nel nostro organismo, è diventato chiaro come una sua mancanza possa generare danni nel breve come nel lungo periodo. L’evoluzione dello studio di diverse malattie autoimmuni, molte ad oggi ritenute non curabili, ha dimostrato come queste patologie siano legate proprio a una resistenza alla Vitamina D.

Quanto è solida l’ipotesi di resistenza acquisita alla vitamina D?

Diverse ricerche sono state svolte in ambito scientifico per identificare la correlazione fra Vitamina D, malattie e una strategia di cura basata sulla supplementazione. Uno studio svolto in Finlandia – paese conosciuto per i bassi di Vitamina D nel sangue della popolazione causati dalle condizioni climatiche – ha dimostrato come esista uno spettro di differenti capacità responsive da parte dei pazienti nei confronti dell’integrazione di Vitamina D. Una bassa capacità di risposta alla Vitamina D assunta tramite integrazione è quindi uno dei principali segnali d’allarme da ascoltare nell’ipotizzare una resistenza al colecalciferolo.

Già proposta nel 1937 da Albright, Butler e Bloomberg, la resistenza a questa vitamina è stata negli anni rielaborata e studiata sia nelle cause sia negli effetti. Le varie ipotesi sono inizialmente confluite in una resistenza ereditaria data dalla mancanza o dal malfunzionamento del VDR (Vitamin D Receptor), essenziale per la trascrizione genica regolata dal calcitriolo. Tuttavia, sembra che la maggior parte dei pazienti con malattie autoimmuni presentino una resistenza alla Vitamina D acquisita, e non ereditaria.

La diagnosi di resistenza acquisita alla Vitamina D

I primi metodi di diagnosi per identificare una resistenza al colecalciferolo si basa sul VitDbol, un metodo che utilizza come marcatori biochimici due forme di Vitamina D nel sangue, il calcidiolo e il calcitriolo. Tuttavia, questo metodo non è assoluto, dato che la causa della resistenza non è unica. Osservando il rapporto fra calcidiolo e calcitriolo, infatti, è possibile osservare un eccesso di calcitriolo non utilizzato, causato dall’incapacità responsiva del VDR nei confronti dell’ormone attivo. In molti pazienti, però, questo eccesso non è presente. Sembra infatti che un’altra causa di resistenza acquisita sia l’incapacità del paratormone (PTH) di stimolare la produzione corretta dell’enzima CYP27B1, necessario per trasformare il calcidiolo in calcitriolo. In questo modo non si formano eccessi, ma la resistenza alla Vitamina è comunque presente.

Come si sviluppa la resistenza alla Vitamina D?

L’ipotesi attualmente ritenuta più probabile sulle cause che portano all’acquisizione della resistenza alla Vitamina D prevede polimorfismi dei geni che traducono per le proteine VDR e per le proteine che partecipano all’attivazione del colecalciferolo, come il CYP27B1. Tuttavia, diversi studi sulla resistenza ereditaria hanno dimostrato come il VDR sia la parte più suscettibile a modifiche dell’intero sistema biochimico a cui partecipa la Vitamina D. La resistenza alla vitamina D si sviluppa generalmente durante la vita per mutazioni dell’espressione genica causate dall’ambiente e dagli stimoli a cui siamo sottoposti, raramente viene ereditata.
Le conseguenze della resistenza alla Vitamina D

Il ruolo di modulatore genetico del VDR, e di conseguenza della Vitamina D che lo lega, rende la resistenza alla vitamina una condizione che rischia di intaccare diversi distretti dell’organismo, data l’ampia diffusione del recettore in quasi tutte le cellule dei nostri tessuti, che va ben oltre il conosciuto ruolo di mantenimento dell’omeostasi del calcio. Il calcitriolo attivo, infatti, stimola il mantenimento corretto della mineralizzazione ossea, permette la sintesi del mRNA della calbindina e di neurotrasmettitori nel Sistema Nervoso Centrale, in particolare nella microglia. Inoltre, ha anche effetto inibitorio sull’espressione della epcidina, proteina che regola i corretti livelli di Ferro assunto tramite alimentazione, e un effetto regolatorio nella produzione di Interleuchine, citochine proinfiammatorie la cui presenza stimola i corretti livelli di Linfociti T maturi. Nei pazienti con resistenza alla vitamina, tutti questi equilibri sono compromessi, generando problemi che spaziano dall’osteopenia, al malassorbimento, fino all’incapacità del sistema immunitario di agire correttamente.

La terapia in caso di resistenza alla Vitamina D

Ad oggi non esiste un’unica via terapeutica per contrastare l’inibizione del VDR. L’unica terapia efficace e dimostrata si basa sulla somministrazione di alte dosi di Vitamina D, come avviene nel Protocollo Coimbra. Il Protocollo si basa sull’integrazione di Vitamina D a dosi maggiori di quelle previste nei normali integratori, ma che comunque non creano tossicità. Data l’influenza che una terapia di questo tipo ha sull’assorbimento del Calcio e di altri nutrienti, è necessario seguire una dieta specifica e personalizzata, e per questo il Protocollo è da seguire esclusivamente sotto controllo medico. È inoltre necessario eseguire periodicamente esami del sangue e della funzionalità dei reni per controllarne lo stato durante tutta la terapia. Nonostante questi inconvenienti, il Protocollo è ad oggi l’unico mezzo terapeutico valido per il contrasto alle malattie autoimmuni che si basano sulla resistenza alla Vitamina D, ponendo le basi per studi sempre più accurati e che possono non solo aiutare il paziente a migliorare la sua qualità della vita, ma anche far evolvere la scienza per trovare finalmente una soluzione a malattie fino ad oggi ritenute incurabili.

Dott.ssa Francesca Michelucci

Dott.ssa Francesca Michelucci

Chi Sono

Dott.ssa Francesca Michelucci
Medico Esperto in Fitoterapia, Medicina Integrata,
Protocollo Coimbra e Terapia con Ormoni Bioidentici.
Specializzata in Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore.

Protocollo Coimbra

Malattie Autoimmuni e Protocollo Coimbra

Ormoni Bioidentici

Ormoni bioidentici