Analizziamo assieme l’ultimo studio pubblicato sul NEJM (secondo cui non serve a prevenirle)
Domanda: è vero, come sostiene lo studio, che la supplementazione di vitamina D non previene il rischio di fratture?
Risposta: No, non è vero.
E se avrete la pazienza di leggere tutto questo articolo ve ne spiegherò il perché.
Antefatto
Lo scorso Luglio è uscito sul New England Journal of Medicine, rivista scientifica con un elevato Impact Factor (quindi considerata molto attendibile dal punto di vista scientifico) un articolo in cui si afferma che, a seguito di uno studio effettuato negli anni scorsi, la supplementazione di vitamina D non sarebbe utile per prevenire il rischio di fratture nelle persone anziane o di mezza età.
A quale studio si fa riferimento
Lo studio a cui questo articolo fa riferimento appartiene alla categoria dei Trials Clinici, studi in cui viene somministrato un farmaco o altra sostanza con effetti biologici a un determinato numero di persone per osservarne l’effetto o il non effetto clinico. Lo studio in questione si chiama VITAL ed è stato condotto su 25871 persone a cui sono stati somministrati 2000 UI di vitamina D al giorno e 1 g di Omega 3 al giorno al fine di valutare se si riduce l’incidenza di malattie cardiovascolari o tumori. Per estensione il Dott. LeBoff, conduttore dello studio pubblicato a luglio, ha valutato in questa popolazione l’incidenza di fratture vertebrali o dell’anca, concludendo che la supplementazione non è stata utile a ridurne l’incidenza.
Perché le conclusioni a cui è arrivato Leboff non sono attendibili
Fondamentalmente perché la Vitamina D è stata considerata e trattata come se fosse un farmaco, mentre non lo è.
Questo errore di fondo ha fatto si che lo studio sia stato progettato sin dal principio in maniera non adeguata. La vitamina D oltre che un ormone che viene prodotto come conseguenza dell’esposizione della nostra pelle al sole è anche un “nutriente” perché si trova anche in alcuni (troppo pochi) cibi e può essere assunta sottoforma di integratore.
La Vitamina D per poter essere efficace nella prevenzione di svariate patologie e stati patologici di salute deve essere presente nel sangue in un determinato range di valori, al di sotto dei quali non è sufficiente per poter avere l’effetto desiderato. Per l’Endocrine Society questo valore minimo si attesta sui 40 ng/ml ma è stato visto che per prevenire il rachitismo o l’osteomalacia bastano livelli nel sangue anche più bassi, intorno a 30 ng/ml.
IL PRIMO ERRORE commesso nella progettazione dello studio è stato quello di non aver testato il valore di vitamina D nel sangue dei partecipanti allo studio. I partecipanti sono quindi stati arruolati nello studio senza sapere se avessero o meno un deficit di vitamina D ma anche senza aver valutato la loro densità di massa ossea! Quando si valuta il rischio di fratture è fondamentale sapere come sta l’osso prima di un trattamento e poi controllare come sta dopo aver effettuato il trattamento in questione!
Prima dell’inizio del trattamento vi era una grave osteoporosi? In questo caso per ridurla occorre molto tempo ed è fondamentale valutare questo andamento con la densitometria ossea per sapere se il rischio di fratture si sta riducendo o meno.
Il SECONDO ERRORE, conseguente al primo, è stato quello di non aver misurato nel sangue il valore di vitamina D durante il trattamento e al momento finale.
Dal momento che è proprio il raggiungimento dei valori utili nel sangue della Vitamina D che determina l’effetto clinico, il non misurarli né prima né dopo è un errore grave. Se per vari motivi il mio tratto gastrointestinale assorbe male la vitamina D o altri nutrienti essenziali, le 2000 UI o anche 20.000 UI che sto assumendo non servono a nulla. È NECESSARIO dosare nel sangue il valore di vitamina D per sapere se la dose che assumo è utile.
A questo punto qualcuno si sarebbe dovuto porre una domanda fondamentale:
MA 2000 UI AL GIORNO DI VITAMINA D SONO UNA DOSE SUFFICIENTE?
Qui la risposta è variabile. Per qualcuno potrebbe essere una dose sufficiente ma per qualcun altro, in genere la maggior parte, decisamente no. Se 2000 UI al giorno mi consentono di arrivare a quei famosi 40 ng/ml (che, ripeto, sono considerati dalla più grande società endocrinologica mondiale il valore minimo sufficiente per alcuni effetti biologici della Vitamina D) allora si, sono una dose sufficiente, altrimenti no.
Se il mio valore di partenza fosse 39 ng/ml allora si, probabilmente 2000 UI al giorno potrebbero tranquillamente farmi raggiungere il 40 e magari anche superarlo di qualche unità. Ma se il mio valore di partenza fosse 8 ng/ml (e fidatevi: è un valore che vedo molto spesso negli esami) non riuscirei affatto a raggiungere questo valore minimo e quindi ne trarrei un beneficio davvero poco rilevante.
A questo punto dobbiamo anche sottolineare che non è solo la vitamina D che regola il metabolismo dell’osso. Se la mia vitamina D è nella norma (quindi ripetiamo assieme: non è la dose che assumo che devo guardare ma il mio valore nel sanguemagnesio, il calcio, la vitamina k2, e magari ho anche gravi carenze ormonali, come potrà il mio osso essere sano? Non potrà.
Conclusioni
Ogni paziente, anche per quanto riguarda la salute delle ossa, va valutato nella sua globalità partendo da un’attenta e approfondita analisi del quadro clinico complessivo. A partire dal quadro clinico si sviluppa la terapia necessaria e se ne misurano gli effetti, aggiustando le dosi se e dove necessario.



