La vitamina D è in realtà costituita da un gruppo di pre-ormoni liposolubili, di cui i più importanti sono la vitamina D3 (colecalciferolo) e D2 (ergocalciferolo), che vengono trasformati nella forma ormonale attiva, il calcitriolo sia a livello del rene che delle cellule del resto dell’organismo. Le funzioni di questo ormone non si limitano al metabolismo di calcio e fosforo e quindi alla salute delle ossa, ma ha anche la capacità di regolare e ottimizzare il funzionamento di altri organi e tessuti come ad esempio il sistema immunitario, l’apparato cardiovascolare, il sistema endocrino con quelle che vengono chiamate azioni extraschereltriche.
La vitamina D viene sintetizzata nel nostro organismo a partire dal colesterolo quando questo viene irradiato dalla componente UVB dei raggi solari: non è quindi possibile assumere questo ormone attraverso l’alimentazione (se non attraverso l’assunzione di alcuni tipi di funghi o cibi fortificati con vitamina D) ma solo attraverso l’esposizione al sole. Per questo motivo è stata chiamata la “sunshine vitamin” (anche se ora sappiamo che non è una vitamina ma un ormone).
Il ruolo e le proprietà della vitamina D
L’implicazione della vitamina D nella corretta sintesi ossea è nota da oltre 100 anni. Quello che invece è emerso in epoca più recente, e tutt’oggi viene studiato, è il ruolo di questo ormone in altri processi fisiologici dell’organismo. La vitamina D agisce su molti organi e distretti corporei modulandone la funzionalità e regolandone l’attività, in questo modo risulta direttamente coinvolta nello sviluppo e nella gestione di malattie sia croniche che acute.
Vediamo nello specifico qual è la sua azione sui singoli organi:
- Ossa: promuove la corretta sintesi ossea tramite la modulazione della concentrazione di calcio e fosforo;
- Sistema immunitario: stimola l’attività immunogena e antitumorale. Diminuisce il rischio di sviluppare malattie autoimmuni e tumori;
- Intestino: migliora l’assorbimento di calcio e fosforo;
- Reni: migliora il riassorbimento del calcio nei tubuli renali;
- Ghiandole paratiroidi: inibisce la secrezione ormonale delle paratiroidi;
- Pancreas: stimola la produzione di insulina.
Cosa comporta un deficit di vitamina D
Il ruolo chiave che ha la vitamina D nei diversi distretti corporei fa sì che essa sia coinvolta nell’insorgenza e nell’evoluzione di alcune delle malattie più diffuse a livello mondiale.
Tra queste, le principali sono:
- Sintesi ossea (Rachitismo, Artrosi, Osteoporosi);
- Disturbi autoimmuni (Diabete mellito tipo 1, sclerosi multipla, artrite reumatoide, psoriasi, lupus eritematoso sistemico);
- Malattie cardiovascolari (maggiore incidenza di eventi cardiovascolari per coloro che hanno carenza di vitamina D);
- Tumori (Previene e rallenta lo sviluppo del cancro);
- Diabete di tipo 2 (aiuta a mantenere uno stato glicemico fisiologico diminuendo l’insulino-resistenza e favorendo la produzione di insulina a livello pancreatico);
- Disturbi Neurocognitivi (Morbo di Alzheimer);
- Malattie infettive (Infezioni respiratorie ricorrenti).
È di estrema importanza sottolineare che la carenza di Vitamina D non è una problematica che riguarda unicamente gli adulti o gli anziani, anzi, si è evidenziato negli ultimi decenni un grande incremento del numero di bambini con problematiche derivanti da carenza di Vitamina D.
La fragilità ossea (predisposizione alla rottura delle ossa) e le frequenti malattie respiratorie infantili sono solamente alcuni esempi dell’effetto sui più piccoli della mancanza di Vitamina D.
Evidenze e ipotesi sul ruolo della vitamina D nell’infezione da SARS-COV-2
L’azione della vitamina D sulla regolazione della risposta immunitaria è nota da diversi anni. Essa infatti, insieme a un’ampia gamma di altri fattori, agisce come modulatore di entrambe le braccia del sistema immunitario ovvero le cellule T helper (CD4+) e le cellule T citotossiche (CD8+), guidando la risposta contro i patogeni.
Non è solo questo però che rende la vitamina D indispensabile per una corretta risposta immune, essa infatti abbassa i tassi di replicazione virale e riduce le concentrazioni di citochine pro-infiammatorie, favorendo una reazione fisiologica moderata ed efficace. Un individuo con un sistema immunitario sano sarà meno soggetto a infezioni, soprattutto di grave entità.
Prove recenti hanno dimostrato che questo vale anche per l’infezione da Sars-Cov-2 e che avere un buon livello di Vitamina D può ridurre il rischio di malattia grave e mortalità da Sars-Cov-2.
Sulla base delle sue consolidate proprietà antinfiammatorie e antitrombotiche, la Vitamina D sembra modulare l’attività dell’IL-6, la principale citochina responsabile della tempesta infiammatoria che determina le forme più gravi della malattia. In questo modo essa, se presente nelle quantità fisiologiche, è coinvolta nella riduzione della risposta alla fase acuta, che nei casi più gravi è associata a danno polmonare e a complicazioni come la sindrome da distress respiratorio o la sepsi, e nel favorire quindi una migliore risoluzione della patologia.
Come integrare la vitamina D
Lo stile di vita moderno, che non favorisce la vita all’aria aperta, ha reso carente di Vitamina D gran parte delle persone, almeno in inverno: tra il 40% e il 60% sia dei bambini che degli adulti sul pianeta ha bassi livelli ematici di vitamina D.
Molti paesi del Nord Europa, avendo già da tempo riconosciuto questa problematica, hanno attivato massicce campagne di sensibilizzazione della popolazione e sono riusciti a migliorare molto i livelli di Vitamina D.
Al contrario di quanto si può ipotizzare, l’Italia è uno dei paesi in cui questa carenza è più diffusa. Complice il clima mite e soleggiato, non si è ancora provveduto a individuare questo problema come qualcosa di impellente e direttamente legato al benessere della popolazione.
Per questo motivo è importante, seguendo il consiglio del medico, valutare il proprio livello di Vitamina D e, qualora si riscontri una carenza, correre ai ripari con integratori facilmente reperibili in commercio.
Per quanto riguarda le dosi raccomandate di vitamina D da assumere non vi è un consenso unanime nel mondo scientifico. L’endocrine society nel 2011 ha stabilito in 1500-2000 UI la dose giornaliera consigliata per gli adulti. Per le persone obese e per chi ha un basso valore di vitamina D nel sangue è necessario aumentare la dose fino a 10.000 UI al giorno.
Per quanto riguarda i valori ematici consigliati di vitamina D rimando al mio articolo precedente che potete trovare a questo link:
https://www.dottfrancescamichelucci.it/vit-d-cose-cause…/
La vitamina D è un elemento essenziale per il benessere e il mantenimento del nostro stato di salute È molto importante essere consapevoli delle sue proprietà e trovare uno specialista informato in quest’ambito per poter valutare una appropriata integrazione (con dosi e tempi adeguati) anche in funzione del proprio stato di salute e dell’eventuale presenza di malattie in atto per poter essere certi di sfruttare le sue meravigliose potenzialità al massimo.
Fonti
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