Il diabete mellito è una delle malattie più diffuse e conosciute nell’uomo, che ogni anno conta sempre più pazienti affetti. Le cause possono essere varie, ma i più diffusi tipi di diabete sono ben conosciuti dalla medicina ed è possibile contrastarli in vari modi, grazie a un cambiamento dello stile di vita oppure all’utilizzo – nei casi gravi – di specifici farmaci.
Cos’è il diabete?
Il diabete è una malattia che nasce per colpa di una disregolazione dell’apporto di zuccheri dal sangue alle cellule. Nell’uomo sano, dopo aver mangiato, nel sangue aumenta la quantità di zuccheri (glicemia) che spinge il rilascio dell’Insulina, un ormone del pancreas che permette ai carboidrati di entrare nelle cellule per essere utilizzati come fonte di energia oppure per essere conservati sotto forma di riserva.
Nel Diabete Mellito di Tipo 1, le cellule del sistema immunitario non riconoscono le Cellule Beta del pancreas, sede dell’Insulina, e le distruggono determinando una mancanza dell’ormone e l’impossibilità per il corpo di abbassare la glicemia. Si tratta quindi di una malattia autoimmune a cui convenzionalmente si rimedia (anche se ciò non costituisce una vera cura per la malattia ma solo un controllo dei suoi effetti) somministrando giornalmente insulina per bilanciare gli zuccheri nel sangue.
Il Diabete Mellito di Tipo 2 è invece una malattia in cui l’Insulina, almeno nelle fasi iniziali, viene prodotta dall’organismo, ma le singole cellule perdono di sensibilità a questo ormone, rendendolo inefficiente. Colpisce tipicamente le persone sovrappeso e oltre i 40 anni di età, anche se negli ultimi anni sta aumentando la percentuale di giovani affetti, anche per colpa della dilagante epidemia di obesità in pazienti pediatrici.
Quali sono i fattori di rischio per il diabete?
Nel caso del Diabete di Tipo 1 il fattore scatenante la malattia sta nel malfunzionamento del sistema immunitario che, quando sottoposto a stress, comincia a produrre anticorpi rivolti contro le cellule beta del pancreas (vedi gli articoli sul Sistema Immunitario e il Protocollo Coimbra per una spiegazione più approfondita). Nel caso del Tipo 2, invece, il principale fattore di rischio è l’obesità e/o il sovrappeso: l’eccesso di grasso corporeo tende, infatti, a produrre sostanze (resistina, leptina, fattore di necrosi tumorale) che, rilasciate nel sangue, tamponano l’efficacia dell’insulina fino a renderla inefficace. Inoltre, aumentando la quantità di tessuto adiposo, si riduce la produzione di adiponectina, una sostanza che aumenta la sensibilità all’Insulina.
Le principali complicazioni del diabete e come prevenire la malattia
Le complicazioni a cui un soggetto diabetico deve fare attenzione riguardano principalmente l’apparato cardiovascolare, dove aumenta molto il rischio di sviluppare ipertensione e disturbi cardiaci. Fra i pazienti diabetici sono state inoltre riscontrate alte probabilità di subire ictus, infarti, danni renali e agli occhi (per il danno causato dagli zuccheri alla microcircolazione) ma anche dolore cronico fino alla perdita della sensibilità (per il danno alle fibre nervose) e depressione. Nel caso del Diabete di tipo 1 non è infrequente l’associazione ad altre malattie autoimmunitarie, proprio a causa del malfunzionamento del sistema immunitario sottostante, se non viene corretto.
Con l’aumentare dell’incidenza della malattia, è necessario che ognuno di noi riveda il proprio stile di vita e alimentare con l’obiettivo di ridurre al minimo i fattori di rischio e di prevenire l’insorgenza della patologia. La combinazione di una dieta a ridotto contenuto di zuccheri e carboidrati raffinati, esercizio fisico costante nel tempo e l’abbandono di cattive e pericolose abitudini quali fumo e alcol, ha dimostrato una drastica riduzione del rischio in qualunque fascia di età, oltre a determinare un miglioramento della qualità della vita di tutti i soggetti coinvolti.
Nutrienti con effetti benefici contro il diabete
Anche l’assunzione di specifici nutrienti o alimenti ha dimostrato effetti positivi sulla salute individuale. Un esempio sono le fibre vegetali alimentari: si tratta di sostanze che stimolano la crescita della flora intestinale e aiutano la produzione di importanti vitamine (Vitamina B12) e acidi grassi polinsaturi (PUFA), ma sono anche in grado di bloccare l’assorbimento di zuccheri in eccesso. Si tratta di nutrienti particolarmente presenti nei legumi, nelle verdure a foglia verde e nella buccia della frutta.
Non solo le fibre risultano benefiche. Esistono diversi nutrienti che svolgono un’azione protettiva e riducono drasticamente il rischio della malattia:
- Vitamina C: dato che l’insulina stimola anche l’assorbimento dell’acido ascorbico, è molto comune nei soggetti diabetici avere bassi livelli di questa Vitamina. La sua assenza determina un aumento dei radicali liberi e quindi un ulteriore rischio di peggioramento della condizione generale di chi ne soffre. Assumere Vitamina C per contrastare questa tendenza ha dimostrato la sua efficacia;
- Vitamina E: Svolge un’azione complementare alla Vitamina C per combattere la formazione di un eccesso di radicali liberi. Inoltre, combatte l’ossidazione delle LDL, riducendo il rischio di complicanze a carico del sistema cardiovascolare;
- Magnesio: Partecipa al metabolismo del glucosio e per questo una sua supplementazione ha dimostrato la prevenzione di complicazioni come coronaropatie e disturbi della retina, soprattutto nei casi di diabete gestazionale.
Un discorso a parte merita, come a solito, la Vitamina D o Colecalciferolo: Si tratta della migliore alleata contro le malattie autoimmuni, quindi perfetta per aiutare il sistema immunitario a risollevarsi e comportarsi correttamente nell’organismo in caso di Diabete Mellito di Tipo 1. La sua assunzione a dosaggi congrui (sotto controllo medico specializzato) permette di aiutare la regressione della malattia se le cellule Beta del pancreas non sono state indebolite in maniera irreversibile.
L’utilizzo di integratori e supplementi in vitamine, sali minerali piante (di cui parlerò in un articolo a parte) è una frontiera di medicina complementare, che risulta essere un’alleata indispensabile alla medicina tradizionale, soprattutto nel caso della Vitamina D. Bisogna fare attenzione però al fatto che anche se in molti casi (soprattutto in quelli meno avanzati) la supplementazione riesce a controllare benissimo la malattia da sola, senza necessità di altri farmaci, è necessario abbinare sempre una correzione dello stile di vita per far sì che i fattori di rischio non si ripresentino in futuro.



